JAMES BROWN – colui che ha saputo trasformare il gospel in rhythm & blues

/, Recensioni/JAMES BROWN – colui che ha saputo trasformare il gospel in rhythm & blues

JAMES BROWN – colui che ha saputo trasformare il gospel in rhythm & blues

Considerato il padrino del soul, il musicista statunitense[1] è stato una delle più importanti ed influenti figure della musica del XX secolo, celebre per la sua esplosiva presenza scenica e osannato da molti colleghi per aver attraversato molteplici versanti musicali, tra cui anche il funk, il rap e la disco-music. Dallo stile elegante, visionario ed estremamente coinvolgente, Mr. Dynamite[2] ispirò anche altri celebri artisti, da Mick Jagger a Prince, divenendo, inoltre, l’idolo e il massimo ispiratore di – niente di meno che – Michael Jackson[3].

Popolare anche per qualche apparizione cinematografica in film come Rocky IV[4] e The Blues Brothers[5], The King of R&B è stato un pioniere nell’evoluzione della musica, al settimo posto della classifica dei 100 più grandi artisti della storia[6] secondo Rolling Stone e in decima posizione in quella dei migliori cantanti[7]. Un’artista completo che, fattosi da solo e destinato a rivoluzionare la musica introducendo un nuovo modo di interpretare lo show-business, ha saputo condurre un arguto discorso personale lungo le proprie aspirazioni ed ambizioni, in virtù della voglia di sfoggiare una foga tale da dar adito a impetuosi scenari condivisi di movimenti e ritmo. Entrato nella storia della musica internazionale e ormai stabilitosi all’interno del panorama culturale dell’arte, James Brown era noto anche per l’indole spregiudicata e un impatto stravagante fuori dagli schemi, aggiudicandosi – come precedentemente accennato – diversi riconoscimenti, tra cui anche un piazzamento tra i 500 migliori album di sempre[8] con il disco Live at the Apollo[9], divenuto, in breve tempo e anche grazie al ruolo performativo degli altri Famous Flames[10], un best seller della Musica mondiale, contesto, questo, toccato anche con la partecipazione al -Pavarotti & Friends- del 2002[11] in un duetto con il tenore sulle note di It’s a man man’s world, mandando la folla in delirio[12] e diventando ‘Soul Brother n.1’ per il Black Power[13]. Del tutto singolare e prettamente evocativo, anche il suo modo di concedersi al pubblico e interagirvi rimane una delle sue qualità maggiormente apprezzate, un atteggiamento interattivo attraverso cui si conducono gli spettatori verso ciò che altro non è che un suggestivo show di musica e ritmo, il tutto in riferimento – come evidente dalle testimonianze live presenti su YouTube e anche dal lungometraggio realizzato in suo omaggio Get on up – alla simbiosi ricercata tra palco e “platea” e ad un elevato tasso di spettacolo delle coreografie e delle performance sfrenate sul palco tra i siparietti lirici acuti e le distintive contorsioni vocali del protagonista, o – come amava farsi chiamare lui – Mister Brown (cfr).


[1] James Brown, nato a Barnwell (USA) il 3 Maggio 1933

[2] uno dei tanti soprannomi attribuitigli

[3] cfr MjBeats

[4] prende parte allo spettacolo di apertura dell’incontro tra Apollo Creed e Drago , esibendosi nella performance “regale” di Living in America

[5] interpreta il reverendo Cleophus James nella cerimonia musicale a servizio dell’ispirazione di Jack (cfr.)

[6] cfr Rolling Stone

[7] cfr Rolling Stone-Official Site

[8] cfr Rolling Stone

[9] Registrato il 24 Ottobre 1962 all’Apollo Theater di Harlem (NY), il primo album live di JB segnò un grande successo discografico anche per la King, la quale, non felice dell’idea di pubblicare un album senza nuove canzoni, dovette arrendersi alle pressioni dell’artista e del suo manager, facendo uscire il disco nel maggio del 1963 e inaugurando una collection in quattro volumi di live all’arena di New York [cfr. Wikipedia]

[10] gruppo corale fondato da Bobby Byrd a Toccoa in Georgia e di cui, dal 1954, entra a far parte anche James Brown assumendone la leadership assieme a Byrd

[11] cfr Wikipedia

[12] cfr Biografie Online

[13] movimento per i diritti dei neri

By | 2020-03-27T14:39:01+01:00 Marzo 26th, 2020|Musica, Recensioni|0 Comments

About the Author:

Federico Di Massimantonio