DANTEDÌ – la giornata dedicata a Dante Alighieri per i 700 anni dalla morte

///DANTEDÌ – la giornata dedicata a Dante Alighieri per i 700 anni dalla morte

DANTEDÌ – la giornata dedicata a Dante Alighieri per i 700 anni dalla morte

Si celebra oggi, nel settimo centenario della scomparsa, il ricordo nazionale ed internazionale del sommo poeta, colui che, insieme a Petrarca e Boccaccio, ha plasmato la lingua italiana partendo dal volgare fiorentino illustre. Tante sono le iniziative organizzate – anche dalle istituzioni scolastiche dell’intera Nazione – per celebrare la rivoluzione storica, letteraria e linguistica a cui il poeta ha dato l’avvio in un’epoca totalmente diversa da quella attuale, il Medioevo, in cui a dominare nelle città e nei comuni erano la classistica sociale e le lotte per il predominio, come quella tra Guelfi e Ghibellini che ha segnato la città di Firenze ma non solo. Si è già partiti nei giorni scorsi con riproposizioni a mezzo televisivo di frammenti della Lectura Dantis, quel format che, ideato da Boccaccio e praticato, tra gli altri, da Vittorio Sermonti e Vittorio Gassmann, nonché da Roberto Benigni, il quale sarà protagonista oggi di interventi su Rai 1 e dell’interpretazione – in prima serata su Rai 3 – del quinto canto dell’Inferno, quello che, portandoci nella storia tormentata di Paolo e Francesca, affronta il tema dell’amore, presentato da Dante come sentimento che supera gli ostacoli e tiene uniti a tutti i costi.

Questo è il significato profondo dell’incontro tra Dante e le due anime che, dall’essere indivisibili, sono le uniche a vagare insieme nel regno dell’oltretomba governato da Lucifero, quell’angelo che, nella tradizione religiosa e letteraria, è l’artefice di un tradimento nei confronti del regno dei cieli e pertanto vive conficcato nel centro della Terra. Questi e molti altri i temi centrali nell’opera, da quello politico e appunto amoroso a quelli sociali e relazionali, tutti all’interno di un discorso che permette all’autore di sottolineare l’importanza delle buone azioni e di seguire la virtù della conoscenza. Con la creazione letteraria della inequivocabile frase “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza” (cit.), il poeta toscano, infatti, si rende – in un certo senso – comunicatore della sana istruzione e – come affermato da Papa Francesco nella Lettera apostolica Candor Lucis Aeternae diffusa oggi – “profeta di buona speranza”, auspicio, dunque, riservato al bene e alle buone azioni. Già nel 1921, quando erano 600 gli anni dalla morte, era stato celebrato da Papa Benedetto XV con l’enciclica In Praeclara Summorum (nell’illustre schiera dei grandi personaggi) per poi ricevere la dedica Altissimi Cantus in forma di lettera apostolica da parte di Papa Paolo VI nel 1965, a sette secoli dall’anno di nascita quindi, tutto a dimostrazione del riconoscimento anche da parte del ceto ecclesiastico per ciò che ha rappresentato, una figura chiave, cioè, del Medioevo e della letteratura mondiale, senza dubbio, ma anche della lingua e dello Stato sociale per l’attrarre ed attraversare, con la sua produzione, i secoli. Il suo – sempre dalle parole di Papa Bergoglio – è un “messaggio autentico privo di compromessi mondani”, qualcosa che non teme il giudizio altrui ma che semplicemente racconta una visione del mondo su una sorta di gerarchia, immagine, questa, spesse volte colta e resa propria anche da teologi e scienziati dei nostri tempi che definiscono la teologia di Dante come “un tesoro da riscoprire”, così come dimostrato anche dall’antica cerimonia del Dantis Poetae Transitus che si celebra a Ravenna nel mese di settembre presso la Basilica di San Francesco. Fu proprio un Papa, Leone XIII, a manifestare per primo l’idea di dedicare a Dante un insegnamento teologico specifico, intenzione, questa, colta già da Paolo VI  con l’istituzione di una Cattedra di Studi danteschi presso l’Università Cattolica di Milano e – più recentemente – dalla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale dove, dall’anno accademico 2016-2017, esiste un progetto in tal senso curato dal professore Angelo Pellegrini[1]. Passando al livello pseudo-commerciale, è sicuramente importante sottolineare che la produzione dell’Alighieri trova riferimenti letterari e cinematografici anche in opere come il best seller di Dan Brown Inferno e il relativo film mistery/thriller di Ron Howard con Tom Hanks del 2016, producendo, quindi, un incessante e costante interesse nell’approfondimento della sua vita, della sua poetica, delle tematiche della sua opera e del suo valore indiscusso come spartiacque tra un prima e un dopo della letteratura e della storia, il tutto grazie ad un opera completa che non lascia nulla all’immaginazione ma che – al tempo stesso – stuzzica l’intelletto di chi la legge prendendone conoscenza e soprattutto coscienza. A lui sono dedicate strutture come il Museo Casa Dante di Firenze e, naturalmente, strade come la via Dante Alighieri dove appunto sorge l’abitazione, fino ad arrivare all’istituzione, nell’ottobre dello scorso anno, della Mostra Dante 700, inaugurata dal Presidente Mattarella al Quirinale, uno sguardo raffinato alla sua vita che ora ha trovato locazione al Mus.e di Firenze per un summus di geolocalizzazione e di appartenenza territoriale. La scelta di, a partire dallo scorso anno, istituire le celebrazioni del Dantedì o giornata dantesca il 25 Marzo è motivata dal fatto che il viaggio nell’oltretomba cristiano del poeta sarebbe iniziato – secondo gli studiosi – proprio in questa data. Scritta durante il periodo di esilio a Ravenna, dove l’Alighieri stette fino alla morte, la somma opera della letteratura italiana si sarebbe dovuta chiamare semplicemente Comedìa, ma è stato Giovanni Boccaccio ad aggiungervi l’aggettivo Divina per la profondità dei temi trattati e la spiritualità del contesto come veste solenne. Un viaggio intenso, quello che Dante compie tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, definendo il livello di pena in riferimento e in opposizione al peccato commesso in vita, concetto, questo, racchiuso nel significato di pena del contrappasso per cui, in riflesso alle opere terrene, vi si troverà un destino uguale e contrario. Valore indiscusso anche dell’istituzione di consapevolezze attraverso immagini simboliche da parte di Dante, il quale, da artista fortemente innovatore e visionario, dipinge un mondo certamente fittizio ma talmente verosimile che non può che trovare riscontro anche dopo secoli e secoli. Tre in particolare sono i simbolismi con cui Dante rappresenta l’aldilà, la prima, quella dell’Inferno, come regno di perdizione e condanna per la disperazione come risultato, quella del Purgatorio come punto di passaggio dal peccato alla catarsi per poi volgere alla liberazione celeste del Paradiso, tra l’intreccio di grazia divina e libertà umana. Quello del numero 3, in Dante e nella Divina Commedia, rappresenta una costante e potrebbe anche scandire l’analisi del testo in questione, passando dal numero delle cantiche e da quello dei canti (33), al numero delle fiere che il poeta incontra all’inizio del viaggio, a quello delle brutali creature demoniache di Caronte, Minosse e Cerbero, per finire su quello delle guide che conducono il poeta nel tragitto, Virgilio nell’Inferno e nel Purgatorio, Beatrice e San Bernardo nel Paradiso. Forte è, oltre alla potenza di iscrizioni come Lasciate ogne speranza o voi ch’intrate e di descrizioni simbolico-caratteriali come “Stavvi Minòs orribilmente” e quella degli “occhi di bragia” di “Caron dimonio dall’antico pelo”, anche il livello di ispirazione di personaggi ed artisti moderni e contemporanei – non soltanto italiani – alla grandezza del poeta che, ripreso anche da pittori come Michelangelo nella Cappella Sistina, Giotto in quello che è il più antico Ritratto di Dante, Delacroix in opere come La barque de Dante e Botticelli in molteplici illustrazioni, trova riscontro nella fotografia della vita di un uomo che “Simil (uom) né maggior non nacque mai” (cit. Michelangelo) ed è da conoscere assolutamente perché – come dalle parole del poeta argentino Jorge Luis Borges – “Nessuno ha il diritto di privarsi di questa felicità” (cit.).


[1] cfr Avvenire

By | 2021-03-26T15:02:39+01:00 Marzo 25th, 2021|Cultura, Speciali|0 Comments

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Federico Di Massimantonio