BABY DRIVER – un talento al volante a servizio della criminalità per pareggiare i conti e ricominciare

///BABY DRIVER – un talento al volante a servizio della criminalità per pareggiare i conti e ricominciare

BABY DRIVER – un talento al volante a servizio della criminalità per pareggiare i conti e ricominciare

Scritto e diretto da Edgar Wright, il lungometraggio con Ansel Elgort e Kevin Spacey protagonisti si sviluppa dalla storia di un ragazzo silenzioso che, in virtù della sua abilità alla guida, fa l’autista nelle rapine per saldare – o almeno così sembrerebbe – un debito importante. In realtà appassionato di musica, il giovane Miles alias Baby (Ansel Elgort) è invischiato nei piani di Doc (Kevin Spacey) e sarà coinvolto in un losco artificio, nel linguaggio cinematografico restituito tra musica, auto, passione e amore. Esattamente una crime-action-comedy, il film di Wright prende l’orizzonte motoristico solo a pretesto per presentarci un carattere che, apparentemente immerso in un mondo parallelo a contatto con il suo walkman, non manca di esternare, all’occorrenza, la sua intelligenza e le due doti non solo al volante, particolarità che, sicuramente, lo definiranno anche nel sequel di cui circolano incessanti rumors dallo scorso anno[1].

Ecco perché, all’ultimo colpo, il protagonista sarà chiamato a riflettere sulla sua esistenza, tra i ricordi del rapporto materno, la cura del padre adottivo, un problema non troppo esplicato all’udito, il legame che lo travolge con Debora (Lily James) e la pianificazione di una via di fuga quando nella sua vita piomberanno le ambizioni criminali non controllate di Leon Jefferson III alias Pazzo (Jamie Foxx), il quale mostra un astio considerevole con il ragazzo, specie quando scopre che si diletta a registrare le conversazioni per poi mixarle. Sofferente e onesto, il ruolo di Baby si inserisce nella pellicola come spaccato razionale tra il bene e il male, orizzonti che Elgort interpreta allo stesso tempo dipingendo una situazione di costrizione sulla quale trionferà la retta via, quella su cui deciderà di schierarsi, dopo molte peripezie, anche per l’amore della ragazza interpretata dalla James. Nel ruolo di figura losca, Kevin Spacey sembrerebbe, in realtà, legato profondamente al suo pilota, tanto da preoccuparsene ed accompagnarlo nella sua missione fino alla regolazione dei conti, mostrando quasi dispiacere per l’allontanamento da parte del suo uomo e manifestando quasi atteggiamento di possesso, ruolo a cui ci ha abituato anche in Come ammazzare il capo, nella frase “Io ti ho in pugno” (cit. Horrible bosses), rivolta al suo dipendente. Strutturato – come già anticipato – su una significativa componente musicale che comprende brani come Bellbottoms dei The Jon Spencer Blues Explosion o Never, never gone give ya up di Barry White[2], il prodotto di casa TriStar, caratterizzato da un montaggio adrenalinico con la sovrapposizione di sequenze accattivanti, affronta un tema per certi versi delicato, quello della voglia di sfuggire ad una situazione scomoda, relegandone la possibilità alla scoperta di una sana motivazione e ai buoni principi. Uscito a Marzo 2017 negli States dove è stato presentato in anteprima mondiale al South by Southwest Film Festival, Baby driver – il genio della fuga è arrivato in Italia il 7 Settembre ed è ora disponibile anche su Netflix.

[1] cfr NOSPOILER

[2] cfr WIKIPEDIA

By | 2021-04-01T17:59:09+02:00 Aprile 1st, 2021|Cinema, Recensioni|0 Comments

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Federico Di Massimantonio