6 UNDERGROUND – sparire per decidere il proprio destino e aiutare nell’ombra

///6 UNDERGROUND – sparire per decidere il proprio destino e aiutare nell’ombra

6 UNDERGROUND – sparire per decidere il proprio destino e aiutare nell’ombra

È la consapevolezza del voler agire nell’ombra per intervenire lì dove, pubblicamente, non sarebbe consono che anima il progetto del lasciarsi tutto alle spalle e non esistere più per fare ciò a cui la giustizia sembrerebbe non arrivare, motivazione, questa, fondante della missione dei protagonisti che, scesi a patti con la propria fine, sembrano disposti a tutti pur di arrecare beneficio. Diretto da Michael Bay, il lungometraggio pone in essere l’analisi dei buoni propositi e della personalità, talvolta oscurata dall’ambaradan scenico, dei 6 protagonisti. Sofferenti dell’abbandono della vita per esistere solo underground (cfr.), i caratteri principali restano comunque motivati nel far fronte alle azioni illecite di taluni personaggi, come quelle del meschino governatore Rovach Alimov (Lior Raz).

Assolutista e tiranno, il carattere interpretato da Raz farà presto i conti con la squadra di fantasmi guidata da Ryan Reinolds, “un miliardario che ha sbroccato” (cit.) decidendo di schierarsi, nei panni di Uno, dalla parte dei giusti e dei più deboli contro i soprusi. Selezionati per le loro abilità e per il desiderio di cancellare il loro passato per avere un futuro migliore, Due (Mélanie Laurent), Tre (Manuel Garcia-Rulfo), Quattro (Ben Hardy) e Cinque (Adria Arjona) metteranno in scena un vero e proprio colpo di Stato per far salire Murat (Payman Maadi) al trono del Turgistan, compiendo azioni rocambolesche che portano persino ad ambientazioni di parkour e di alta tensione entro i confini di panoramiche e riprese dall’alto che tolgono il fiato. Nuovo arrivato del team orfano di Sei (Dave Franco), il soldato scelto Blaine (Corey Hawkins) sposa pienamente il disegno del mentore interpretato da Reynolds, portando, però, dei cambiamenti e inducendo i compagni al superamento del limite che li identificava soltanto come numeri e non più come persone. Alla base del film di Bay, se vogliamo, quindi è possibile scorgere anche un discorso filosofico sull’essere e l’apparire a discapito del fare, sulla determinazione di se stessi e sull’acquisizione di una maggior autorevolezza e considerazione, particolarità restituite da montaggio, connubio di azione, spargimenti di sangue, sequenze tendenzialmente splatter e riflessi talvolta motoristici in scene che pongono l’accento sullo sfoggio e i movimenti concatenati di auto a tutta velocità. Distribuito da Netflix dal 13 Dicembre 2019, il film ad alto budget di Bay risalta per la ricchezza della colonna sonora, degli effetti speciali, delle tecniche di ripresa o post produzione e per l’inserimento di fascinose località italiane – come Taranto, Firenze e Roma – in uno story-board di contatto tra generi diversi che attraversa anche gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi e che lascia trasparire la penna di Bay.

By | 2020-09-17T16:06:18+02:00 Settembre 17th, 2020|Cinema, Recensioni|0 Comments

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