VIVERE O NIENTE – il X anniversario del sedicesimo album in studio di Vasco Rossi

///VIVERE O NIENTE – il X anniversario del sedicesimo album in studio di Vasco Rossi

VIVERE O NIENTE – il X anniversario del sedicesimo album in studio di Vasco Rossi

Usciva esattamente dieci anni fa per inserirsi nella discografia decisamente komunicativa del Blasco, finendo per divenire un brano clou anche del filosofare del musicista romagnolo sull’esistenza, tanto da occupare un ruolo cardine e pressoché definitivo nella sua poetica. Registrato tra la Romagna e Los Angeles, il sedicesimo album in studio del cantautore emiliano si compone di dodici tracce[1] costituite da una varietà tematica che passa dalla malinconia iniziale alla densità vocale tipica del rocker nel trasferire un messaggio, tra l’amore e il nulla, tra la vita e la fine.

Restio all’idea di continuare a fingere, Vasco desidera “urlare” (cit.) le sue sensazioni e tutto ciò che ha dentro, presentando all’ascoltatore le sue insicurezze e mostrando le sue fragilità a cuore aperto, seppur con inevitabili errori perché – se ne rende conto – Vivere non è facile (cfr). Nel disco si passa attraverso le travolgenti ballate Manifesto futurista della nuova umanità, Maledetta ragione e Mary Louise per poi volgere all’immagine della speranza e – in un linguaggio autoreferenziale – alla presa di consapevolezza di Eh…Già, in estrema sintesi un discorso preponderante e orgoglioso attorno all’amore e fino alla potenza dei riff e, unitamente all’attrattiva degli strumenti a fiato, del tessuto melodico evocativo della title track in cui il musicista sembra non trattenere più il proprio dolore e la propria malinconia per una situazione che, in altri brani, è portata all’eccesso della spensieratezza e della voglia di volare. Tema fondante del brano l’Aquilone, il desiderio di evadere è circoscritto con delle sonorità pop-rock altamente coinvolgenti, tutto lungo un tessuto ritmico cadenzato e reso spumoso anche nello spettacolo di sonorità del brano Non sei quella che eri e nel suo tratteggio fonico e nelle strutturazioni dei bassi. Rilasciato a tre anni di distanza da Il mondo che vorrei, il prodotto è un fulcro intenso di rock e di emozioni anche vellutate con cui l’autore vuole parlare al cuore in chiave rock, aggiudicandosi la vetta come l’album più venduto in Italia del 2011 con, d’altro canto, tre singoli estratti quali Eh…Già, Manifesto futurista della nuova umanità e Stammi vicino.


[1] cfr WIKIPEDIA

By | 2021-03-30T21:32:10+02:00 Marzo 29th, 2021|Musica, Recensioni|0 Comments

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Federico Di Massimantonio