VIVA L’ITALIA – una rappresentazione farsesca dei nostri tempi

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VIVA L’ITALIA – una rappresentazione farsesca dei nostri tempi

Seconda regia di Massimiliano Bruno, il lungometraggio uscito il 25 Ottobre del 2012 si rivela essere un manifesto sfarzoso e romanzato dell’Italia contemporanea, mettendo in luce alcuni mali che infliggono le regolari procedure normative. Strutturato sui punti cardine del cinema realistico, il film è arricchito da una colonna sonora significativa, costituita da brani della tradizione nazional popolare come Italia di Mino Reitano e Svegliatevi italiani di Alessandro Mannarino, includendo anche il brano Senti il sentimento del regista stesso.

Focalizzandosi sulla politica e sulla vita familiare dei protagonisti, il prodotto cinematografico allestisce la narrazione attorno alla corruzione che, talvolta, invade questi ambienti causando la perdita dei valori più importanti, come la famiglia, in questo caso. Si tratta di una sceneggiatura che vuole, essenzialmente, divertire e far sorridere, invitando, però, ad una riflessione sul senso della vita e delle cose presentandoci la storia di Michele Spagnolo (Michele Placido), un vizioso onorevole che, per via di un episodio spiacevole e non potendosi esimere dal dire una spesso scomoda verità, sarà costretto a ristabilire un contatto con i suoi tre figli Valerio (Alessandro Gassmann), Susanna (Ambra Angiolini) e Riccardo (Raoul Bova). Scritturando un viaggio all’interno delle vite dei protagonisti e del bisogno di certezze e, soprattutto, della verità, Massimiliano Bruno colora i suoi personaggi di un opportunismo indotto dalla possibilità di contare sulla posizione genitoriale, questo fino a quando saranno costretti, chi più e chi meno, a doversi rimboccare le maniche e darsi da fare per cambiare le cose. Medico perspicace e fattosi “da solo”, il carattere interpretato da Raoul Bova sarà in prima linea nell’allestimento ospedaliero – per evitarne la chiusura – del reparto in cui sono ricoverati Cesare (Sergio Fiorentini) ed Annibale (Remo Remotti), mentre il fratello portato in pellicola da Alessandro Gassmann dovrà elaborare un piano per diventare l’amministratore delegato dell’azienda in cui lavora anche Valentina (Sarah Felberbaum). Girato tra Roma e Sabaudia, il film spicca, restituendo l’immagine del ruolo paterno nel conferire insegnamenti di vita, per l’ambientazione di una scena sui luoghi del terremoto di L’Aquila, presa come spunto per trasferire il messaggio di un plausibile insegnamento paterno circa la sfortuna e la riconoscenza, valori, questi, colti pienamente anche dalla ragazza interpretata dalla Angiolini, un’attrice che, in virtù della necessità di farsi valere professionalmente senza l’aiuto del padre, si affiderà al coaching di Marco (Edoardo Leo), sua guardia del corpo che, in realtà attore professionista disposto e costretto a vivere di ciò che si trova, sarà protagonista di scintillanti momenti tutta da ridere nella disputa con un fantomatico stalker dalle poche pretese.

By | 2020-03-17T15:16:28+01:00 Marzo 17th, 2020|Cinema, Recensioni|0 Comments

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