TOTÓ – l’indimenticabile principe della risata

///TOTÓ – l’indimenticabile principe della risata

TOTÓ – l’indimenticabile principe della risata

Attore e comico napoletano, il principe Antonio De Curtis[1] è considerato uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani, distinguendosi, oltre che nella recitazione tra ruoli comici e drammatici, anche come drammaturgo, poeta, autore, compositore e cantante. Dominando il terreno della commedia dell’arte, Totò è spesso accostato a comici come Charlie Chaplin e Buster Keaton, ma anche ai fratelli Marx e ad Ettore Petrolini, occupando un posto di prestigio all’interno della tradizione dello spettacolo come maschera riconosciuta a livello globale.

Spiccando nel cinema, nel teatro e nella televisione, la maschera della comicità italiana vanta una carriera cinquantennale, lasciando un “tesoro” di 50 titoli teatrali, 97 pellicole cinematografiche, poesie come A’ livella, 9 telefilm e vari sketch pubblicitari per la TV, adoperandosi lungo una vera e propria unicità recitativa, sbancando i botteghini, lavorando al fianco di alcuni fra i più noti personaggi del XX secolo e divenendo il comico italiano più popolare di sempre[2]. Ripetuti record di incassi, i suoi film tracciano una parte precisa dell’evoluzione del cinema e – allo stesso tempo – della storia d’Italia, configurando una narrativa leggera e divertente ma che, al tempo stesso, riesce a far riflettere sugli usi e i costumi dell’italiano medio. Tra le indimenticabili scene che lo vedono protagonista, la stesura della lettera alla signorina di Totò, Peppino e la…Malafemmina[3], un’indimenticabile sequenza interpretata con Peppino De Filippo in cui i fratelli Capone (al plurale Caponi) intendono sollecitare la destinataria a lasciar perdere i sentimenti verso il nipote, il quale, traviato dalla passione per la ballerina su cui si erge una brutta e falsa reputazione, sarebbe deconcentrato dallo studio. Tanti altri gli sketch divenuti simbolo del cinema novecentesco e della comicità, tra cui anche la richiesta, nello stesso film, di informazioni al vigile del Duomo di Milano, in cui, sempre al fianco di Peppino, il principe mette in scena una divertentissima formulazione di domanda iniziando con “Noio volevan savoir…”, caratterizzando la scarsa conoscenza e, come già successo nella scena dei tanto agognati spaghetti di Miseria e nobiltà[4], la diversità culturale e ricevendo come risposta l’altrettanto esilarante “Ma da dove venite voi, dalla val brembana?”. Queste e tante altre “le sceneggiate” che hanno permesso a Totò di sfoggiare il suo talento nella caratterizzazione pittoresca, macchiettistica e – anche in riferimento ad una cospicua preparazione teatrale – talvolta marionettistica dei suoi personaggi, tanto da prenderli, lavorarli riempiendoli di atteggiamenti mimico-fonetici e restituirli con un grande e geniale stile, a suscitare una “colta risata misurata ed intelligente” e circoscrivere la spontaneità di un sorriso su atteggiamenti consoni e comuni anche a livello personale[5], particolarità sempre attuali, queste, che rendono “il principe della risata” contemporaneo ed immortale.


[1] TOTÓ: nome d’arte di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio (n.15/02/1898-m.15/04/1967)

[2] cfr WIKIPEDIA

[3] Film del 1956, diretto da Camillo Mastrocinque e allestito sulle musiche di Lello Luttazzi, Pippo Barzizza e Totò stesso

[4] Film del 1954, tratto dall’omonima opera teatrale di Eduardo Scarpetta del 1888 e diretto da Mario Mattoli

[5] Totò si diverte molto ad impersonare particolari attitudini e renderle effervescenti

By | 2020-04-15T16:00:57+02:00 Aprile 15th, 2020|Cinema, Speciali|0 Comments

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Federico Di Massimantonio