THE HATEFUL EIGHT – Oscar per la Miglior colonna sonora

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THE HATEFUL EIGHT – Oscar per la Miglior colonna sonora

Scritto e diretto da Quentin Tarantino, il lungometraggio pone in relazione gli elementi propri di un’ambientazione western collocati all’interno di una narrativa in stile blockbuster, presentando la storia di otto personaggi che, in viaggio verso la contea di Red Rock, saranno bloccati da una forte nevicata lì nel Wyoming. Spostandosi in carrozza, il “boia” John Hurt (Kurt Russell), intento a condurre l’avida Daisy (Jennifer Jason Leigh) alla forca, raccoglierà il Maggiore Warren (Samuel L. Jackson) e lo sceriffo Mannix (Walton Goggins) durante il tragitto, incontrando così diverse realtà che andranno a costituire il tema fondante della pellicola, un affresco di situazioni poco chiarificate che alimenteranno, in un certo senso, un pittoresco rovescio della medaglia. Significativamente confezionato tra regia, fotografia e montaggio, l’ottavo film di Tarantino e suo secondo western si colora anche di una superba colonna sonora firmata dal compianto Maestro Ennio Morricone[1], aggiudicatosi, oltre all’ambito Premio Oscar (cfr. titolo), anche un Golden Globe e un Critics Choice Award per la componente musicale del prodotto.

Denotando l’ossessione per l’identificazione dell’identità dei personaggi, il blockbuster si muove lungo un interesse essenzialmente esplorativo fra tonalità talvolta splatter e di brutale violenza, il tutto in un mix avvincente di fuoco, spari, sangue, corpi provati e cambi di scena in una prospettiva quasi camaleontico-rurale. Strutturate su un doppio piano sequenza tra i primi piani sugli otto personaggi e un contesto western, le scene rispecchiano l’attenzione narrativa volta all’allestimento geometrico della storia, con movimenti ritmati e per certi versi meccanici, il tutto a sottoporre una continua rivoluzione agli occhi dello spettatore, catturandone attenzione e concentrazione da inizio a fine film. Allestito attraverso la rivelazione della reale natura degli otto hateful, il film concilia tematiche differenti e interconnesse come quella della finzione, dello straniamento caratteriale e delle false identità, in un fulcro atto ad amplificare il range interattivo della vicenda caratterizzata dall’entrata in relazione delle maschere portate in scena, uno sceriffo, un boia, un cacciatore di taglie e quant’altro, il tutto nella coinvolgente e attraente ottica della falsa verità e del desiderio incessante di far luce su fatti e persone.


[1] n. 10/11/1928 – m. 06/07/2020

By | 2020-07-12T22:57:41+02:00 Luglio 11th, 2020|Cinema, Recensioni|0 Comments

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Federico Di Massimantonio