STANLEY KUBRICK – il genio della fotografia

///STANLEY KUBRICK – il genio della fotografia

STANLEY KUBRICK – il genio della fotografia

Newyorkese di nascita e vincitore di un Oscar ai Migliori effetti speciali per 2001: Odissea nello spazio[1], il regista e produttore statunitense, noto per aver attraversato una moltitudine di generi e reso con brillantezza una poetica cinematografica visionaria, è considerato uno dei più grandi cineasti della storia del Cinema. Entrato nella leggenda, oltre che come sceneggiatore, fotografo e direttore della fotografia, anche come creatore di effetti speciali, montatore e scenografo, l’artista avrebbe – dalle parole del critico cinematografico Michel Ciment – dato “uno dei più importanti contributi alla cinematografia mondiale del ventesimo secolo (cit.)”[2].

Una vita, quella del genio del cinema anni ‘50/’90,  da raccontare attraverso le sue opere in cui è possibile riconoscere, senza dubbio, una particolare attenzione alla fotografia con la cattura di squarci narrativi ed espressioni di una multiforme emozione nei volti dei personaggi e nella loro anima più intima, desunta, appunto, mediante scatti ed immagini sublimi. Una professionalità polivalente, la sua, oggetto di un discorso plurimo nell’ambito della Settima Arte, un orizzonte culturale, questo, cavalcato tramite un’esperienza pluriennale attorno ai vari generi, passando dalla guerra di Paura e desiderio[3], Orizzonti di gloria[4] e Full Metal Jacket[5] alla fantascienza spaziale del lungometraggio da Oscar precedentemente accennato, dal linguaggio fantascientifico di tipo sociologico di Arancia Meccanica[6] e l’horror di Shining[7] fino ad arrivare al kolossal storico affrontato con Spartacus[8]. Tra gli altri stili inerenti alla carriera di Stanley Kubrick anche il noir, il dramma e il thriller, rispettivamente attraversati con Il bacio dell’assassino[9], Lolita[10] e Rapina a mano armata[11], per poi passare – a livello riepilogativo e non cronologico – alla satira politica trattata con Il dottor stranamore[12] per poi finire su un discorso meramente storico condotto lungo le scene del quattro volte Premio Oscar Barry Lindon[13] e sul fugace erotismo di Eyes Wide Shut[14]. Imprescindibile nell’approcciare ad ogni qualsivoglia forma di cinematografia, la conoscenza del genio kubrickiano riflette la lungimiranza di un bagaglio culturale incentrato sulla volontà di interagire con il mondo del cinema e con le relative tecniche, desumibili, appunto, dall’operato del compianto cineasta in virtù di una superba fotografia e di una gloriosa attenzione alla predisposizione tecnica riservata ad ogni nuovo stile e prodotto da confezionare.


[1] Film del 1968 in cui viene affrontato il tema dell’intelligenza artificiale in riferimento ad un contesto spazio-temporale sulle origini della vita

[2] cfr WIKIPEDIA: https://it.wikipedia.org/wiki/Stanley_Kubrick

[3] Film del 1953 in cui il regista si confronta – per la prima volta – con la trattazione dell’ostilità nell’ambito della guerra e lo fa relativamente ad un non precisato contesto mettendo di fronte due nazioni non identificate in virtù delle tematiche della battaglia, della fuga e della resistenza

[4] Lungometraggio del 1957 tratto dal romanzo omonimo di Humphrey Cobb e in cui, in virtù dell’ambientazione durante la prima guerra mondiale, vengono poste di fronte ambizione e punizione, strutture tematiche centrali della vicenda narrata

[5] Film del 1987 in cui la narrazione si circoscrive attorno alla Guerra del Vietnam, affiancando le scene dell’addestramento e di preparazione del conflitto a quelle intellettive dei protagonisti a ridosso di una recitazione significativa circa la genesi del conflitto e della personalità   

[6] Film del 1971 in cui il regista affronta una tematica futuristica presentando la storia di Alex, protagonista preso in alcune delle sue poco raccomandabili attività quotidiane e nel suo rapporto con la legge in virtù della riconciliazione e del rovesciamento della medaglia sullo sfondo della pellicola

[7] Film 1980 che rappresenta una tappa dell’itinerario di attraversamento-appropriazione-sfondamento dei generi cinematografici attuata da Kubrick, ben presto divenuto un cult-movie ed entrato di diritto nell’immaginario collettivo per via del contatto tra apparenza e realtà strutturata, tra inesperienza e soggiogazione, il tutto in virtù dei punti cardine di una sceneggiatura di tipo horror, rappresentata – a livello d suspense – con immagini esclusive e “luccicanti” (cfr)

[8] Film colossal del 1960 tratto dal romanzo di Howard Fast e inserito nel 2007 tra i cento migliori film americani di tutti i tempi dall’American Film Institute, in cui si narra della vita dello schiavo/gladiatore trace che sfido la Repubblica romana

[9] Diretto e co-prodotto da Kubrick nel 1955, il secondo lungometraggio del visionario regista statunitense affronta il tema della boxe ponendolo nel contesto interazionale tra un pugile sulla via del tramonto e una ragazza aggredita sotto i suoi occhi

[10] Tratto dal romanzo di Vladimir Nabokov che ne cura anche la sceneggiatura, il film (1962) ebbe un difficile percorso distributivo – per via dei temi trattati – al cinema e alla TV a causa anche della già controversa accoglienza ricevuta dal libro

[11] Scritto dal regista stesso con Jim Thompson, il film (1956) si sviluppa sulla base del romanzo omonimo di Lionel White e racconta di una complessa rapina ad un ippodromo da più punti di vista. Lodato dalla critica, il lungometraggio privilegia una struttura diegetica non lineare con continui salti in avanti e indietro

[12] Liberamente tratta dal romanzo Red Alert di Peter George, la pellicola (1964) è una sorta di commedia nera attraverso cui raccontare l’assurdità della distruzione mutua assicurata (cfr) con lo scontro tra Capi di Stato

[13] Film del 1975 che riflette il momento di maggior libertà e distanza dai temi sociali, filosofici e politici (violenza, sesso e politica) da sempre attribuiti a Kubrick, distaccandosi dalle scelte autoriali precedenti e spiccando per il contenuto realistico e poco romanzato anche grazie ai costumi ricavati dai quadri e dalle stampe dell’epoca che ne hanno fatto una pellicola fortemente visiva e talmente ricca di immagini da farne la più ampia e rigorosa rappresentazione del 700 che il cinema abbia mai avuto

[14] Film del 1999 in cui viene affrontato il tema della passionale investigazione in relazione alla scoperta dei sentimenti e dell’attrazione. Ultimo lavoro come regista di Stanley Kubrick, il film costituisce anche l’ultima pellicola interpretata dalla coppia Nicole Kidman-Tom Cruise

By | 2020-05-03T17:34:11+02:00 Marzo 7th, 2020|Cinema, News|0 Comments

About the Author:

Federico Di Massimantonio